Pochi amano l'abbigliamento usato e ammetto che anch'io, fino a qualche anno fa, ero tra quelli.
Nessuno si scandalizza, invece, quando un personaggio come Kate Moss acquista capi di seconda mano nei mercatini.
Oppure Sara Jessica Parker che durante le riprese di un film, a Roma, ha approfittato per farsi un giro tra le bancarelle del mercato di via Sannio.
...cosa avrà comprato?
In ogni caso, prima di schierarsi a favore o contro, bisogna conoscere le regole.
Per questo vi propongo un viaggio nel sistema dell’abbigliamento usato.
Innanzitutto la classificazione.
Gli abiti e gli accessori di abbigliamento usati sono
classificati rifiuti urbani e
regolamentati dalla normativa in materia di rifiuti (parte IV del Decreto Legislativo n. 152/06 e s.m.i.).
La raccolta.
Proprio perché considerati rifiuti “urbani” la raccolta è
controllata dai Comuni o da gestori.
Al termine di questo processo si possono ottenere: “
indumenti e accessori di abbigliamento” utilizzabili direttamente in cicli di consumo (quelli che trovo sulle bancarelle del mercato) oppure “
materie prime secondarie per l’industria tessile”.
Il trattamento.
Dopo una selezione, attraverso verifica visiva e la rimozione di eventuali materiali estranei,
l’abbigliamento viene igienizzato con trattamenti in grado di garantire il raggiungimento delle specifiche microbiologiche previste dalla legge.
A questo punto cessa lo status di rifiuto e l’abbigliamento può essere reinserito nel ciclo di consumo
(cioè gli abiti che trovo sulle mie adorate bancarelle!).
100% sicurezza, risparmio e amore per l'ambiente.
Fateci un pensierino!